Nella scorsa puntata della Rosa Dei Venti, abbiamo parlato del discorso di fine anno del presidente della repubblica.
Anche questo 2017, come ogni anno, da tradizione, prima dello scoccare della mezzanotte e del nuovo inizio con i buoni propositi, accompagnato da brindisi e fuochi d’artificio, la più alta carica dello stato, il Presidente della Repubblica ha parlato agli italiani, con un augurio, una rassicurazione e una speranza per il domani.
Un discorso sintetico, ma che non è mancato di porre un occhio al passato e l’altro al futuro.
Così Sergio Mattarella ha voluto lanciare il suo discorso di fine anno, salutando da subito con un abbraccio, quasi paterno tutti gli italiani, a casa e all’estero.
Si è rivolto ai giovani, in particolare i nati nel 1999 che si affacceranno al voto per la prima volta il prossimo 4 marzo. Un richiamo alla partecipazione democratica, ricordando che nell’anno appena aperto cade il centenario della vittoria nella Grande Guerra e la fine delle immani sofferenze provocate da quel conflitto, che portò 100 anni fa proprio i ragazzi del ‘99 alle armi.
Ha ricordato che stiamo vivendo il periodo di pace più lungo che l’Europa ricordi, ma ricordando di non perdere di vista i grandi temi globali come i diritti e il clima, sui quali non possiamo più nasconderci.
Si è poi spostato più sugli affari di casa, arrivando alla politica, poco dopo aver sciolto quest’ultima, particolare legislatura, lanciando un appello ai partiti per una guida responsabile ai prossimi mesi che saranno decisivi per costruire il presente ormai prossimo. Infine ha affrontato temi sociali scottanti e sui quali si giocherà gran parte della partita elettorale, come il lavoro, le vittime delle catastrofi ambientali e degli attentati terroristici.
Toccati quindi, i punti più salienti degli ultimi 365 giorni, ma che possiamo dire si portano dietro di più, riassumendo un decennio che hanno visto numerose trasformazioni e sfide da affrontare.
Tante innovazioni tecnologiche, battaglie vinte sui diritti civili e una crisi economica che sembriamo finalmente lasciarci alle spalle.
Ma pure grandi difficoltà come la gestione dell’immigrazione, la lotta al terrorismo, la disoccupazione giovanile, l’instabilità degli esecutivi, il ritorno al proporzionale e una campagna elettorale permanente.
Adesso il 2018 è arrivato, e come un Secolo fa, rappresenterà un anno di rottura con il periodo appena trascorso aprendo a nuovi scenari? E se sì, cosa aspettarsi?
Riascolta l’intera puntata con le opinioni di Paolo Cocchi, Paolo Bartolozzi, Giuseppe Matulli, Eugenio Giani, Fabio Rubino.
