Barberino di Mugello, Giani ricorda Giuliano Vangi: “Un maestro del Novecento che parla al mondo”

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“E’ per me un onore esser nato in una terra così fertile”, rispose Giuliano Vangi, qualche anno fa, con la modestia che lo contraddistingueva, carattere distintivo di tutti i grandi, a chi gli aveva domandato che legame sentisse con il Mugello, con Barberino in particolare, il luogo che gli aveva dato i natali.

E ricordando l’immenso artista che ci ha appena lasciato, voglio manifestare io l’onore e il sentimento di privilegio che avverto nei confronti di un maestro, un protagonista della scultura italiana del Novecento, che ha portato il nome della Toscana nel mondo”.

Così il presidente Eugenio Giani, ricordando Giuliano Vangi, scomparso all’età di 93 anni il 26 marzo.

“Fertile appunto – prosegue Giani – come la terra mugellana, il suo lavoro si è dispiegato negli anni mettendo sempre in primo piano l’uomo contemporaneo, con le sue fragilità e la sua complessità, la sua sofferenza, ancora troppo giovane di fronte alla storia e ancora incapace di comprendere che non possiamo continuare a sfruttare la nostra terra e la natura”.

“Scultore curioso, come amava definirsi, e aggiungo, generoso, nel 2007 Vangi ha donato a Barberino la sua intera produzione grafica – dice ancora il presidente -, perché ogni cittadino che ne avesse avuto voglia, potesse prenderne visione, disse. Quella sua produzione oggi è conservata nel Palazzo Pretorio, insieme a una scultura, la “Ragazza con vestito di lana”. Un’altra sua scultura, in acciaio, “Ragazzo con giubbotto”, inaugurata nel 2022, si trova davanti al teatro comunale Corsini, nella sua Barberino, che ha sempre avuto nel cuore”.

Nella lunga carriera, Vangi ha collaborato con Renzo Piano, Mario Botta; a lui è stato dedicato un museo in Giappone. Numerosi i monumenti disseminati in Italia, tra cui il Crocifisso ed il nuovo Presbiterio per la Cattedrale di Padova, la grande scultura in marmo “Varcare la Soglia” al nuovo ingresso dei Musei Vaticani, una scultura in legno policromo per la Sala Italia di Palazzo Madama a Roma.

Tante le testimonianze della sua opera anche in Toscana, oltre a Barberino di Mugello: a Firenze, Siena, Pisa, Stazzema. Una delle opere più celebri si trova a due passi da Ponte Vecchio, è la statua di San Giovanni Battista, ci sono poi La lupa in Piazza Postierla a Siena, il nuovo altare e l’ambone del Duomo di Pisa. A Pietrasanta, dove aveva acquistato una casa nel 2005 e collaborava con le botteghe artigiane, aveva donato quattro opere al Museo dei Bozzetti. Nel 2020, durante l’emergenza sanitaria per il Covid, aveva offerto un’opera per l’iniziativa ‘Il grande dono dell’Arte’, l’asta benefica di raccolta fondi per l’ospedale unico della Versilia.

“Aveva donato una scultura anche al Museo Storico della Resistenza di Sant’Anna di Stazzema – conclude il presidente Giani -. Realizzata nel 2008, è una fusione in bronzo con inserti in rame, avorio, oro, granito, un’opera che esprime il dramma degli uomini che si rifugiarono nei boschi per sfuggire al rastrellamento e, al loro ritorno, trovarono le famiglie sterminate nella terribile strage del 12 agosto del 1944.

Vangi ci lascia un’eredità enorme, in Toscana, in Italia, nel mondo, fatta di bellezza e di messaggi universali. Perché l’arte è come un libro aperto scritto in una lingua accessibile a tutti gli uomini, indistintamente, e Giuliano Vangi ce lo ha dimostrato”.

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