Domani, 12 luglio, la Chiesa celebra San Giovanni Gualberto, fondatore della congregazione vallombrosana e patrono dei Carabinieri Forestali.
Per conoscere meglio la sua storia siamo andati a Vallombrosa, luogo profondamente legato alla sua vita e alla sua opera, dove abbiamo incontrato l’abate Giuseppe Casetta.
San Giovanni Gualberto era inizialmente un laico. Dopo l’uccisione del fratello, secondo la mentalità dell’epoca avrebbe dovuto vendicarne la morte. Quando però si trovò davanti all’assassino, scelse di perdonarlo. Un gesto destinato a cambiare radicalmente tutta la sua esistenza.
Da quel momento iniziò un cammino di fede e di impegno contro la corruzione e la compravendita delle cariche ecclesiastiche. Dopo aver denunciato pubblicamente il vescovo simoniaco di Firenze, lasciò la città e, passando da Camaldoli, arrivò a Vallombrosa, dove insieme agli eremiti Paolo e Guntelmo diede inizio a una nuova forma di vita monastica.
L’abate Casetta ci racconta anche il profondo rapporto tra i monaci e la foresta di Vallombrosa, costruito attraverso secoli di cura, tutela e piantumazione degli abeti bianchi.
Il messaggio di San Giovanni Gualberto rimane ancora oggi di straordinaria attualità: il perdono, il rifiuto della violenza, la riconciliazione e il rispetto del creato.
Un invito a cambiare e a convertire il nostro stile di vita, imparando a prenderci cura degli altri e dell’ambiente che ci circonda.
