Oggi siamo stati a Pontassieve, piccolo comune nella provincia fiorentina, in quanto è stato notificato il primo foglio di via a uno dei ragazzi che si trovavano all’interno dello Studentato al momento dello sgombero. Abbiamo infatti appreso che a seguito di questo, oltre alle denunce per occupazione e concorso, sarebbero stati emessi 5 fogli di via da Firenze e 4 avvisi orali a tutti coloro che sono stati trovati all’interno dell’edificio. Come ogni volta che la repressione prova a colpirci per dividerci e metterci a tacere, abbiamo risposto uniti e compatti!Invitiamo tutti e tutte, singoli e realtà politiche, a prendere posizione ed esprimere la propria solidarietà in qualsiasi forma ai ragazzi e alle ragazze colpiti da queste misure. Facciamo muro contro la repressione!
Riteniamo sia necessario prendere una posizione esplicita forte contro tutti quei dispositivi repressivi atti a ridurre o negare gli spazi di agibilità politica e contro la grave criminalizzazione degli studenti, delle lotte da questi portate avanti e del dissenso politico tout court a cui stiamo assistendo.
Strumentalizzando eventi come quello di Kata e dell’hotel Astor a Firenze, si usa in modo pretestuoso il tema tanto caro della “sicurezza” per reprimere le lotte e chi le porta avanti. Così facendo si vende all’opinione pubblica un’azione inaudita di repressione come legittima e ponderata: si tratta dell’utilizzo dei reparti antiterrorismo e antimafia, nel caso specifico contro gli studenti e più in generale contro tutte le organizzazioni politiche e sindacali colpite negli anni da accuse di reati associativi e non solo. L’attacco frontale ai poveri, piuttosto che alla povertà, passa dalla criminalizzazione dell’impegno politico, trattato alla stregua di associazioni malavitose. Chi ci governa si preoccupa di più di contrastare che un immobile vuoto sia restituito alla collettività piuttosto che affrontare la problematica della gente senza casa, strozzata dall’inaccessibile mercato immobiliare. Inoltre, invece di preoccuparsi delle migliaia di giovani che a causa delle difficoltà economiche decidono di abbandonare la propria formazione, criminalizzano chi per il diritto allo studio lotta da più di otto anni.
Le misure cautelari stesse rivelano l’accanimento repressivo delle istituzioni e della questura, che utilizzano provvedimenti amministrativi, così da eludere quelle tutele che la legge stessa dovrebbe garantire, al fine di bypassare il Codice penale e i tre gradi di giudizio che precedono un’eventuale condanna. I fogli di via, esiliando di fatto gli studenti e le studentesse dalla città in cui vivono, studiano e lavorano, impediscono loro concretamente di proseguire l’università a cui sono iscritti e li sradicano dal proprio tessuto sociale. D’altro canto, gli avvisi orali, appartenenti al Codice Antimafia, sono provvedimenti di assoluta discrezionalità; impongono alla persona che ne è colpita di cambiare condotta di vita, senza specificare cosa questo significhi e cosa ne comporterebbe la violazione. Gli avvisi orali costituiscono un marchio pregiudicante che apre alla possibilità di essere sottoposti la sorveglianza speciale: essi fanno, infatti, da apripista a una misura che impone coprifuoco, divieto di riunione, divieto di prendere parola pubblicamente e controllo della mobilità.
Entrambi gli strumenti repressivi adoperati assegnano all’individuo l’etichetta di “socialmente pericoloso”: se ne pregiudicano affetti, comportamenti e luoghi frequentati. Questi strumenti, fondandosi su una pericolosità presunta del soggetto e dunque sull’arbitrio del questore, hanno lo scopo di smembrare qualsiasi organizzazione politica del territorio.
Senza pudore accostano collettivi composti da studenti e studentesse alle organizzazioni di stampo mafioso. Non sono le nostre di organizzazioni a essere colluse, a tutti i livelli, con la mafia, ma i partiti di governo e di opposizione. Dal canto nostro, abbiamo sempre combattuto ogni forma di sfruttamento e oppressione, impegnandoci quotidianamente per un’università critica, pubblica e di massa e affinché il diritto allo studio sia realmente garantito a tutte e a tutti.

