Mantenere lo stato di severità idrica elevata per tutti i corpi idrici del Distretto a scopo precauzionale, in ragione della crisi idrica in atto. È quanto ha stabilito nella seduta odierna l’Osservatorio permanente degli utilizzi idrici, la struttura insediata in seno all’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Settentrionale che funge da coordinamento tra i vari enti che hanno competenze in materia di gestione della risorsa idrica: una vera e propria cabina di regia che sta gestendo il problema della crisi idrica nell’area di competenza del distretto, quindi Toscana, Liguria e parte dell’Umbria.
«Valorizzando la piena operatività dell’Osservatorio e il suo ruolo strategico nel coordinamento dei vari enti con competenze differenti in materia di gestione delle risorse idriche – spiega Gaia Checcucci, segretario generale dell’AdB Appennino Settentrionale -, si è deciso di riconvocare la riunione dell’Osservatorio già nella prossima settimana, in modo da monitorare da vicino la situazione, cercando anche di verificare l’effetto delle misure previste e l’apporto che hanno dato alla situazione in atto. Ciò nella convinzione che le valutazioni sugli usi delle risorse idriche nei prossimi mesi e le previsioni meteo-climatiche potranno supportare l’Osservatorio nel monitoraggio e nell’assunzione delle future misure».
L’emergenza idrica in Toscana è stata oggetto anche della comunicazione della Giunta al Consiglio regionale. Durante l’illustrazione all’Aula l’assessora all’Ambiente Monia Monni ha sottolineato come “al 30 settembre, grazie alle piogge sopra alla media stagionale di quel mese la situazione sia in leggero miglioramento riguardo alle disponibilità di acque sotterrane”.
Riguardo alle acque superficiali, con la situazione aggiornata a metà ottobre, l’assessora ha evidenziato come “i volumi di risorsa immagazzinata nei principali invasi della Toscana siano ancora lontani dall’obiettivo del ripristino del 90%”, e come “il complesso degli invasi del Serchio sia a livelli molto bassi”.
Monia Monni ha aggiunto che “ad oggi il ripristino degli stock di riserva d i risorsa idrica superficiale e sotterranea, necessaria a scongiurare il ripetersi di una situazione di crisi idrica nel 2023, sia solo in fase una iniziale e il suo completamento possa essere garantito solo con piogge superiori alla media fino a tutto il maggio 2023”.
Ripercorrendo le tappe della gestione della crisi l’assessora ha spiegato che “il 6 luglio 2022 il presidente della Giunta ha dichiarato lo stato di emergenza regionale relativamente alla situazione di crisi idrica in atto per tutto il territorio regionale, fino al 31 ottobre 2022”.
“Con delibera del primo settembre 2022 – ha aggiunto – il Consiglio dei ministri ha concesso lo stato di emergenza nazionale per la Toscana riconoscendole un contributo economico di 4milioni e 300mila euro per la realizzazione del piano operativo di emergenza per la crisi idropotabile predisposto dall’Autorità idrica toscana”.
“La Regione Toscana – ha spiegato Monia Monni – si è così coordinata con l’Autorità idrica toscana, con ANBI-Toscana, i consorzi di bonifica e l’Autorità di distretto dell’Appennino Settentrionale, per definire un pacchetto di proposte progettuali: captazione e accumulo, potabilizzazione, trasporto e distribuzione, fognatura, depurazione, riutilizzo e restituzione all’ambiente per centrare l’obiettivo di arrivare a una gestione sostenibile della risorsa idrica, relativamente ai sottobacini idrografici del territorio regionale attraverso la predisposizione di interventi tra loro integrati d’ area, o a specifiche esigenze locali”.
“Nella riunione di Giunta del 3 ottobre 2022 – ha aggiunto – si è provveduto ad approvare gli elenchi delle schede progettuali relative a 47 interventi integrati d’area dei quali 24 sono in uno stadio di progettazione definitivo o esecutivo e 61 interventi relativi al servizio idrico integrato dei quali 26 sono in via di progettazione definitiva o esecutiva”.
L’assessora Monni ha spiegato infine che con la collega Saccardi “sta lavorando a una semplificazione normativa per facilitare la creazione di invasi a uso agricolo” e che “ si stanno facendo approfondimenti per valutare come e dove realizzare invasi di natura multifunzionale dove poter accumulare anche acqua potabile”.
