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You are at:Home»BAGNO A RIPOLI»Bagno a Ripoli, la villetta confiscata alla mafia diventa un co-housing per l’emergenza abitativa: apre le porte “Casa Gemma”
BAGNO A RIPOLI

Bagno a Ripoli, la villetta confiscata alla mafia diventa un co-housing per l’emergenza abitativa: apre le porte “Casa Gemma”

RedazioneBy Redazione9 Giugno 2026Nessun commento5 Mins Read
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Da proprietà della mafia a rifugio per persone con fragilità abitativa. Ha aperto le sue porte “Casa Gemma”, la villetta di via Roma 343 a Bagno a Ripoli confiscata alla criminalità organizzata, divenuta un co-housing per chi è in difficoltà. L’inaugurazione della casa, trasferita nel 2023 al Comune di Bagno a Ripoli, è avvenuta stamani con l’ingresso dei primi quattro inquilini. A dare loro il benvenuto, il sindaco di Bagno a Ripoli e presidente della Società della salute fiorentina Sud-Est Francesco Pignotti, la vicepresidente della Regione Toscana Mia Diop, le autorità civili, le forze dell’ordine, Marco Seracini e Leonardo Dallai, rispettivamente presidente e direttore della Fondazione Solidarietà Caritas Ets, il soggetto individuato dalla Sds per gestire “Casa Gemma” insieme al Consorzio CoeSo e alla cooperativa sociale Arca.

La casa, appartenuta in precedenza alla mafia cinese, è stata totalmente ristrutturata grazie al cofinanziamento della Regione Toscana per 345.500 euro e a risorse proprie dell’amministrazione ripolese per 40mila euro. Potrà ospitare fino a dieci persone e offrirà accoglienza temporanea a persone in condizioni di vulnerabilità, accompagnandole in un percorso graduale verso l’acquisizione dell’autonomia abitativa. Oltre a offrire una collocazione abitativa temporanea, il co-housing infatti aiuterà gli ospiti a riposizionarsi attraverso interventi di socializzazione, collaborazione e solidarietà. Il nome dell’abitazione, “gemma”, non a caso fa riferimento al germoglio di una pianta pronto a sbocciare, per descrivere il percorso di crescita di una famiglia o di una persona che dopo un momento di difficoltà ritrova la propria strada.

La ristrutturazione è stata pensata per creare un’abitazione flessibile in grado di rispondere a diverse necessità, dai nuclei monoparentali alle famiglie. Sette le camere, sei i bagni. In comune la cucina, la mansarda, un ampio terrazzo, giardino e garage. Parte degli arredi è stata donata da Ikea Firenze nell’ambito del programma nazionale “Un posto da Chiamare Casa”.

“Oggi Casa Gemma apre le sue porte e con esse si apre un nuovo capitolo per questa comunità che lancia un messaggio forte contro le mafie e l’illegalità. Quello che era un simbolo del potere della criminalità diventa un luogo di diritti, di riscatto, di solidarietà. Eravamo già stati qui alcune settimane fa per un sopralluogo, ma adesso inizia davvero una nuova storia. Sono molto orgogliosa che la Regione abbia dato un contributo importante e ringrazio per l’impegno e la determinazione il Comune di Bagno a Ripoli e organizzazioni del Terzo settore, che insieme hanno saputo trasformare questa villetta sottratta alla criminalità organizzata in un luogo di inclusione. È il modo migliore per salutare i trent’anni di una legge lungimirante come la 109, che ha consentito il riuso sociale dei beni confiscati e ci permette di costruire concretamente una Toscana più giusta”, dichiara la vicepresidente Mia Diop.

“È stato estirpato un male che provava a mettere radici sul nostro territorio. Alla mafia abbiamo risposto con un progetto che pensa ai più fragili, all’insegna della legalità e dell’inclusione sociale. Tutto ciò è stato possibile grazie al gioco di squadra tra istituzioni, forze dell’ordine, mondo del terzo settore e associazioni. La dimostrazione che unite le nostre comunità sono più forti della criminalità organizzata”, commenta il sindaco e presidente della Sds Francesco Pignotti.

“Benvenuta a ‘Casa Gemma’, con l’auspicio che chi varca la sua soglia possa trovarvi rifugio in un momento di difficoltà e l’opportunità per un nuovo inizio. Un ringraziamento a coloro che hanno reso possibile questo progetto, in particolare alla Regione, che ha contribuito in modo fondamentale per dare alla casa il volto che vediamo oggi, a chi ha aiutato a renderla accogliente e a chi da oggi la gestirà con dedizione e cura per gli altri”, afferma l’assessora comunale al Sociale Sandra Baragli.

“Per la Fondazione Caritas Firenze gestire Casa Gemma con i nostri operatori significa molto più che tenere aperta una struttura: vuol dire accompagnare ogni persona che vi troverà accoglienza in un percorso di dignità e di autonomia. Saremo accanto a chi vive una condizione di fragilità abitativa, non soltanto per offrire un tetto temporaneo, ma per sostenere relazioni, fiducia e capacità di ripartire. Che tutto questo nasca in un bene sottratto alla criminalità organizzata rende il nostro impegno ancora più significativo: dove c’era sopraffazione e illegalità prende forma oggi un luogo di cura e di comunità. Il male che si trasforma in bene. Lavoreremo in stretta collaborazione con il Comune di Bagno a Ripoli, la Società della Salute Fiorentina Sud Est, la Regione Toscana e i partner con cui condividiamo questo cammino, il Consorzio per la Cooperazione e la Solidarietà CoeSO e Arca Cooperativa sociale, convinti che solo insieme un simbolo di dominio possa trasformarsi in un presidio di diritti e di solidarietà”, dichiara il presidente della Fondazione Caritas Firenze Marco Seracini.

“Con la donazione degli arredi destinati a Casa Gemma, Ikea Firenze intende sostenere le esigenze delle persone più fragili, contribuendo alla creazione di spazi accoglienti e funzionali, in grado di rispondere concretamente ai bisogni degli ospiti della struttura”, dichiara Carlo Guandalini, Market manager di Ikea Firenze.

L’iniziativa, nata in collaborazione con Fondazione Solidarietà Caritas ETS, si inserisce nel più ampio impegno di Ikea Italia con il programma “Un posto da Chiamare Casa”, che negli ultimi dieci anni ha visto la realizzazione di oltre 800 progetti sociali sul territorio nazionale, in collaborazione con istituzioni ed enti del terzo settore, con l’obiettivo di promuovere inclusione e restituire il senso di casa a chi ne ha più bisogno.

Bagno a Ripoli
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Redazione

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