“Le dichiarazioni del PMLI sono anacronistiche. Rileviamo sdegno, sconcerto e stupore, per la nota della sezione Valdisieve che esprime contrarietà all’iniziativa di una targa in ricordo delle vittime delle Foibe a Pontassieve, a seguito della mozione approvata in Comunale”. Così pochi giorni fa il coordinatore regionale dell’Unione degli Istriani Giampaolo Giannelli (LEGGI QUI).
Ora il PMLI replica così, in una nota, alle parole di Giannelli, rivolgendosi, sul tema, alle amministrazioni comunali del territorio ed ai partiti che le guidano, poiché “avvertano in tempo il rischio delle possibili conseguenze di questa ‘normalizzazione’ e che vi pongano rimedio:
Abbiamo letto la nota del Presidente toscano dell’Unione degli Istriani, Giampaolo Giannelli che non ci scalfisce e non ci interessa poiché non è lui, né la destra che naturalmente “giubila” di fronte a queste iniziative, l’interlocutore che cerchiamo.
Non lo è nemmeno il partito che egli rappresenta come capogruppo a Dicomano e come vice coordinatore provinciale, Forza Italia del piduista Berlusconi, del quale è stato anche candidato alle recenti elezioni regionali, poiché tutti sanno quanta responsabilità abbia nel percorso di riabilitazione del fascismo storico; fu grazie al suo primo governo, ad esempio, se rientrarono a Palazzo Chigi i primi fascisti ripuliti di Alleanza Nazionale dai tempi della Liberazione, così come si deve al suo secondo esecutivo l’istituzione stessa del “Giorno del Ricordo”.
Pertanto non rispondiamo a Giannelli in questo “diritto di replica”, che però ci consente di fornire alcune importanti precisazioni.
Noi ci rivolgiamo in prima istanza a tutte le antifasciste ed a tutti gli antifascisti che non vogliono piegarsi al revisionismo storico ed a questo disegno ormai in stato avanzato di riscrittura della storia; un tema che rimane il cavallo di Troia principale per la riabilitazione del fascismo e del colonialismo mussoliniano e che necessita di un quanto più largo possibile fronte unito che lo contrasti.
Ci rivolgiamo anche alle amministrazioni stesse del territorio ed ai partiti che le guidano poiché avvertano in tempo il rischio delle possibili conseguenze di questa “normalizzazione” e vi pongano rimedio.
Basti pensare che regioni come il Veneto ed il Friuli partendo da semplici “celebrazioni” bipartisan, sono arrivate ad approvare mozioni che tagliano fondi alle associazioni seppur autorevoli, ed ai ricercatori che non accettano la verità “Ufficiale” sulle Foibe, fissando addirittura i parametri minimi, stimati in 12 mila infoibati e 350 mila italiani costretti all’esodo, nonostante da un censimento del 1936-39 emerga che in quelle terre vi fossero in tutto non più di 270 mila italiani. A tutti questi è stata già affibbiata l’etichetta di “negazionisti” con tutto ciò che essa comporta.
Può essere antistorico o anacronistico l’antifascismo? No, ma lo è chi non collega le vicende del “Confine Orientale” con l’occupazione prima fascista, poi nazifascista della Jugoslavia. Ecco perché è recente l’appello dell’Istituto Parri alla presidenza della Repubblica, del Consiglio, al Senato ed alla Camera, firmato da una serie infinita di organismi, studiosi e storici, affinché lo Stato Italiano riconosca finalmente i crimini di Mussolini e degli occupanti italiani in Jugoslavia.
Quest’anno ricorre anche l’80° anniversario dell’occupazione nazifascista di quelle terre, anche se i fascisti italiani la stavano colonizzando già dal 1922; un elemento che non si può dimenticare quando si parla di Foibe perché le fa apparire in tutto il suo più ampio contesto. Ci permettiamo inoltre di suggerire ai nostri interlocutori ed a tutti coloro che ne sentono la necessità, un approfondimento realizzato dall’Istituto regionale per la storia della Resistenza e dell’Età contemporanea nel Friuli Venezia Giulia dal titolo “A ferro e fuoco – L’Occupazione italiana della Jugoslavia 1941 – 1943”.
