Nello scorso fine settimana in 2 piazze, da sempre storiche teatro di iniziative politiche, si sono manifestate situazioni opposte. A Roma a p.zza S. Giovanni, che per anni è stata la sede delle iniziative politiche della sinistra prima e del centrosinistra dopo, questa volta è stato il centrodestra che ha chiamato in piazza il suo popolo, nel tentativo di sancirne una volta per tutte l’indispensabilità dell’azione unitaria.
A Firenze invece in quella stazione Leopolda che per 10 anni ha tenuto a battesimo tutti i laboratori politici del Sen. di Scandicci (come ama definirsi lui stesso) si è consumato ufficialmente quello strappo da sempre nell’aria, perchè lo stesso Renzi si è detto più volte vittima del fuoco amico, tanto da dar vita ad un nuovo partito: Italia Viva.
Con la fine della prima Repubblica, per un po’ di tempo abbiamo vissuto l’illusione di poter aver un Parlamento con due schieramenti contrapposti, dando vita anche ad una legge maggioritaria, trascurando però un dato fondamentale, nello stesso periodo infatti non c’erano più in campo solo il centrodestra e il centrosinistra, arrivava sul palco della politica anche il M5S e a quel punto dividendosi l’elettorato, nessuno mai sembrava in grado di raggiungere la maggioranza per governare da solo.
Riuscirà il centrodestra a dimostrare che la sua compattezza può andare ben oltre il periodo delle campagne elettorali?
Di contro, nel campo del centrosinistra, davvero si sentiva la mancanza di un nuovo partito, oppure questa era solo la necessità di tornare in sella del sen. di Scandicci?
L’abbiamo chiesto ai nostri opinionisti:
Alessandro Scipioni, Giuseppe Matulli, Paolo Bartolozzi ,Masimo Biagioni, Michele Ventura, Eugenio Giani.
