Giovanni Carta in “Venti d’estate” ci parla di storie violente, sono due storie diverse tra loro ma con molti spunti paralleli per la riflessione che ha voluto proporci e con molti punti in comune: entrambe le storie riguardano SCANDICCI comune dell’hinterland Fiorentino ma potrebbero riguardare qualsiasi altro paese, città, quartiere.
Non importa tanto il luogo, gli aspetti fondamentali delle due vicende sono questi:
si tratta in entrambi i casi di ragazzi giovani e sono due storie di violenza sarebbe meglio dire violenze al plurale; la prima è certamente la più grave la più sconvolgente Niccolò 22 anni in vacanza con gli amici in Spagna è stato ucciso a calci e pugni sotto gli occhi di centinaia di coetanei, una rissa per futili motivi come purtroppo accade spesso nelle discoteche più affollate, ma stavolta la conclusione è terribile perché un ragazzo viene ucciso massacrato di botte e perché nessuno interviene, la seconda non è una storia di violenza consumata, ma potremmo definire la violenza percepita quella che fa vivere nell’ansia moltissime ragazze e donne che si sentono insicure minacciate fin quando la minaccia si trasforma in tragica realtà.
Lo sfogo di una ragazza diciottenne su Facebook, fa aprire un fronte di discussione che dalla Toscana assume rilevanza nazionale Anita scrive
<<mi chiedo quante volte ancora dovremmo sentirci fortunate per non essere state violentate>>
Anita 18 anni alle 1:30 di notte stava tornando a casa dopo un sabato sera fuori con un’amica, sulla tramvia uno sconosciuto le si avvicina e le parla, cerca di attaccare discorso con insistenza.
Scende alla stessa fermata la segue finché la ragazza poi riesce a dileguarsi infilandosi di corsa nel portone di casa.
Scampato il pericolo Anita si sfoga sul social network <<mi chiedo perché non ho la stessa libertà di un mio coetaneo maschio di tornare a casa all’ora che mi pare senza avere il timore di non arrivarci>> e poi la ragazza snocciola un dato che fa davvero riflettere: secondo i dati Istat del 2015 in Italia sono 6788000 le donne che hanno subito violenza nel corso della propria vita, le vittime di terrorismo da quando esiste il fenomeno Isis sono state invece lo 322.
Le vittime sono vittime conclude Anita, ma forse è il caso di pensare che esistono violenze silenziose ancora più radicate pericolose di quelle raccontate a gran voce, due storie di violenze, violenze diverse, che si lasciano attoniti davanti alla domanda cosa si può fare per evitare tutto questo?
Nel caso di Niccolò niente potrà riportarlo in vita neanche una giustizia che ci auguriamo equa ed esemplare ma che non sarà mai abbastanza per chi ha perso un figlio o un amico… Ma sono tante le cose che non vanno: atteggiamenti, situazioni che richiedono risposte molto diverse dalla realtà che abbiamo sotto gli occhi.
Chi ha visto il video del pestaggio è rimasto sicuramente scioccato dalla violenza brutale, ma ancora più inquietante la schiera immobile di persone che hanno assistito alla scena senza intervenire, senza chiedere aiuto.
Oggi di fronte a una scena di violenza per ciascuno di noi è più facile prendere il telefonino e fare un video, piuttosto che chiamare aiuto o intervenire.
Di fronte ad altre scene di violenza più o meno esplicita spesso prevale invece l’indifferenza e comunque tutto è mediato da uno schermo, da una realtà virtuale che ci isola dalla realtà vera e propria, senza però proteggerci anzi rendendoci vulnerabili e impotenti.
Qualsiasi ragazza ha il diritto di girare da sola senza avere paura, come chiunque ha il diritto di divertirsi avendo la garanzia di tornare a casa sano e salvo.
Gli strumenti ci sarebbero ma prima di tutto è importante, che ciascuno di noi si assuma le proprie responsabilità di cittadino vero e non virtuale, attento al prossimo e non egoisticamente indifferente, il mostro ho i mostri sono spesso altro da noi, ma non è difficile esserne complici inconsapevoli.