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Oltre 30mila senza cassa integrazione da maggio, artigianato toscano pronto a scendere in piazza

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Oltre 30mila senza cassa integrazione da inizio maggio. Per questo i lavoratori del settore artigiano toscano sono pronti a scendere in piazza entro i primi 10 giorni di ottobre. A preannunciare la mobilitazione sono la CGIL, la CISL e la UIL, se a strettissimo giro non arriveranno i fondi per pagare la cassa almeno fino a luglio. Nella Città Metropolitana di Firenze, i lavoratori dell’artigianato che ancora devono ricevere quella di maggio sono circa 8.500.
Un ritardo dovuto unicamente alla complicata burocrazia nazionale e ai ritardi di erogazione, hanno spiegato i sindacati.
I sindacati ricordano che l’erogazione degli ammortizzatori sociali per il settore artigiano passa attraverso il fondo nazionale FSBA, che ha fatto fronte alle richieste arrivate nei primi giorni dell’emergenza Covid con risorse proprie, poi ha dovuto attendere l’erogazione dei fondi stanziati dal governo. Una prima tranche è stata erogata a fine giugno e con quella, in Toscana, si è riusciti a coprire fino a inizio maggio per tutti i lavoratori del settore (circa 100 mila, in 29 mila aziende). Con la fine del lockdown sono rimasti 30 mila i lavoratori artigiani toscani in ‘cassa’, ma nessuno di loro ha percepito più un euro. Eppure la Corte dei Conti ha sbloccato i fondi e il governo deve solo trasferirli a FSBA, che li verserà ai lavoratori.
“Abbiamo già scritto al prefetto di Firenze, come coordinatore dei prefetti toscani –ha spiegato Mirko Lami (Cgil) – e torniamo a chiedere al governo di sbloccare subito queste risorse e anche quelle per i mesi successivi, perché questi lavoratori devono mangiare. E’ il momento di mettere da parte la burocrazia, di fronte a una situazione tragica.”
“Riceviamo costantemente dai lavoratori, sia come sindacato, sia all’Ente bilaterale, decine di mail preoccupate, in alcuni casi tragiche, di persone che paventano gesti estremi – ha detto Ciro Recce (Cisl) – e di fronte a questo non siamo più disposti ad aspettare: va trovato il modo di semplificare la procedura e di programmare con certezza l’erogazione.”
“Noi – ha detto il Coordinatore Lavoratori dell’Artigianato della UIL e presidente Ebret, Mario Catalini – abbiamo fatto i salti mortali, abbiamo assunto, con risorse nostre, tre persone in più per gestire le pratiche e abbiamo predisposto tutte le domande: saremmo in grado di pagare, subito, fino a luglio; purché arrivino i soldi. C’è uno scarto insopportabile tra l’azione nazionale dei ministeri e quella degli enti regionali, che sono a contatto con le persone e le aziende.”
Nella Città Metropolitana di Firenze, fa sapere CNA, i lavoratori dell’artigianato che ancora devono ricevere la cassa integrazione di maggio sono circa 8.500, quelli che invece la hanno ricevuta un migliaio circa.
“Sono diventati insostenibili i ritardi con cui lo Stato trasferisce le risorse al Fondo di solidarietà bilaterale dell’artigianato che le deve distribuire ai lavoratori in cassa integrazione” dichiara Giacomo Cioni, presidente di CNA Firenze Metropolitana.
“Il Ministro Gualtieri ci aveva fatto sapere, informalmente, che le risorse per il pagamento della cassa di maggio e giugno sarebbero arrivate a Roma lunedì 28 settembre. Così non è stato. Adesso, la data indicata è quella di mercoledì 30 settembre, con conseguente pagamento ai lavoratori entro i due giorni successivi. Si tratta però dell’undicesima data indicata e la fiducia, francamente, vacilla” prosegue Cioni.
Tanti piccoli imprenditori hanno cercato di aiutare economicamente i loro dipendenti nonostante le proprie difficoltà. Nelle imprese artigiane, nelle piccole imprese, infatti, s’instaurano dei rapporti umani che vanno al di là del rapporto di lavoro.
“Gli imprenditori hanno fatto tutto il possibile per aiutare i propri collaboratori, ma non ce la fanno più”, sottolinea Cioni. Da qui il richiamo alle istituzioni: “Sono diventati insostenibili i ritardi con cui lo Stato trasferisce le risorse al fondo che le deve distribuire”.
È la modalità di trasferimento delle risorse dal Ministero all’Ebret a non funzionare, causa eccesso di burocrazia che la rende ingestibile. Per CNA i controlli, sacrosanti, vanno eseguiti ma a posteriori: prima il pagamento della cassa, poi i controlli su eventuali attribuzioni non spettanti.
Ritardi che si sommano alla assoluta incertezza del quadro economico, trasformandosi in una miscela esplosiva.
Il ricorso alla cassa integrazione, informa CNA, è comunque in calo in tutta la Città Metropolitana: dagli oltre 9mila lavoratori di maggio, ai circa 6/7mila di luglio.

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Redazione

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