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(AUDIO) Valdisieve, meno medici di famiglia. Mannelli: “Bandi spesso deserti. Le soluzioni…”

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Da 2 anni a questa parte la Valdisieve (in particolare Pontassieve e Pelago, NdR), ha dovuto fare a meno di 6 medici di famiglia a disposizione dei cittadini. A giugno prossimo il sesto in ordine di tempo andrà in pensione. E le difficoltà a sostituirli con dei nuovi non mancano, tant’è che i pazienti negli scorsi mesi sono stati redistribuiti ed indirizzati verso i medici restanti, comportando il fatto che alcuni dottori hanno visto aumentarne il numero, superando la cifra di 1500 persone totali da seguire ed arrivando a quota 1800.
Per capire quali scenari si prospettano per la zona abbiamo intervistato Daniele Mannelli, direttore dipartimento rete territoriale Asl Toscana Centro: “Il problema che si sta verificando in questi ultimi anni è che il numero di medici disponibili a lavorare in convenzione non è più quello di una volta. C’è una una carenza di personale medico e quindi a volte gli avvisi vanno deserti, nessuno in pratica presenta la candidatura. Allora lo strumento che abbiamo da utilizzare in ‘calcio d’angolo’ è di innalzare il massimale dei pazienti ai medici. Poi un’altra ipotesi è la possibilità di consentire ai cittadini di un determinato ambito di iscriversi in deroga ad un medico di medicina generale che opera in un ambito limitrofo. Se i numeri lo consentono…
Il problema è quello che il nostro sistema è molto rigido, i giovani medici ambiscono per lo più a fare dei percorsi di specializzazione. Quindi il fatto che si specializzino toglie potenzialità rispetto alla possibilità di esercitare sul territorio come medico di medicina generale.
Il fatto di avere poi inserito il corso di formazione di medicina generale organizzato dalla regione pone sicuramente un elemento di barriera ulteriore.
Sicuramente oggi il sistema per l’ingresso all’esercizio delle nostre professioni è un sistema molto più rigido. Da un lato si garantisce maggiormente la qualità del servizio, dall’altro però ci sono minori possibilità di elasticità presenti fino a una ventina d’anni fa nel passare da un ruolo all’altro”.
Di seguito l’intervista integrale:

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Redazione

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