Confesercenti Valdisieve e Valdarno: “Così non sopravviviamo, serve sostegno concreto alle imprese”

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In una nota a firma Nilla Tari, presidente del Coordinamento Valdisieve di Confesercenti Metropolitana di Firenze e di Rachele Turrini, presidente del Coordinamento Valdarno, le due esponenti del territorio dell’associazione di categoria delle imprese lanciano il grido d’allarme sulle enormi difficoltà economiche del momento che ricadono sulle aziende. Tari e Turrini chiedono di più al Governo rispetto a quanto fatto nel Decreto Cura Italia.

Di seguito la nota integrale:

“Siamo certi che sarà fatto tutto quanto possibile, ma vogliamo fare un appello per rappresentare le nostre difficoltà e le nostre preoccupazioni che segnano e caratterizzano questi giorni.”

“I titolari di un’attività o partita iva si auspicano a fine mese di avere un reddito con cui vivere e mantenere la propria famiglia; senza dimenticare gli investimenti fatti e le ingenti spese a cui dobbiamo fare fronte.”

“Le attività commerciali hanno sempre e comunque dei costi fissi, come: affitto, costi legate alle utenze (energia elettrica, acqua, gas, telefono ed internet), costi per il servizio di gestione contabilità, costi bancari, imposte e tasse, costi legati al personale, assicurazioni, pagamento dei fornitori, ecc..”.

“In questa situazione di emergenza, alle attività che non vendono beni di prima necessità, è stato ‘chiesto’ il sacrificio di chiudere la propria fonte di sopravvivenza e di sostentamento. L’abbiamo fatto senza promesse certe, in nome del bene comune del nostro paese; confidando nella presenza e supporto dello Stato.”

“Dobbiamo, però, rilevare che quanto fatto ad oggi non è sufficiente per ‘rimetterci in piedi’, ma soprattutto non ci permette di sopravvivere in questo periodo. Non abbiamo entrate e siamo senza stipendio; se non fosse chiaro, la nostra liquidità in questo momento è nulla”.

“Mentre noi stiamo rischiando di non poter avere più le condizioni per ripartire, il commercio online non è stato toccato o modificato. Quello che chiediamo è quindi il rispetto dei nostri sacrifici, dei nostri investimenti, del nostro lavoro e pertanto della nostra vita”.

“Chiediamo una seria riflessione per una rielaborazione delle misure adottate con il Decreto Cura Italia, che non risultano sufficienti a fare fronte all’impatto economico subito dalla nostra categoria. Chiediamo la sospensione di tutti i pagamenti fissi dell’attività, un indennizzo che ci consenta di sopravvivere, una liquidità alla riapertura per poter far fronte ai pagamenti, l’abolizione dei saldi per le prossime stagioni e tavoli di lavoro con lo studio approfondito di strategie per la ripartenza”.

“Se vivono il commercio e il turismo, vivono le città”.

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Scritto da

Redazione

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