(AUDIO) Bullismo: intervista alla dott.ssa Alice Margheri, psicologa e psicoterapeuta

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Lo scorso 4 settembre due ragazze di 17 e 18 anni sono state denunciate dai Carabinieri in Valdisieve per atti persecutori, violenza privata e lesioni nei confronti di una 19enne. La ragazza era stata bullizzata sui social e poi picchiata (LEGGI QUI).
Questo fatto ha dato il la ad una riflessione che sul tema del bullismo abbiamo voluto fare con la dottoressa Alice Margheri, psicologa e psicoterapeutica.

Dottoressa, come si diventa bulli?
Bulli non si nasce, ma si diventa. Questi ragazzi sono caratterizzati fin da piccoli da un bisogno spiccato di potere, di dominio e di un’ostilità verso l’ambiente che li circonda.
Tutto ciò si sviluppa in certi contesti familiari particolari. Le famiglie in cui i figli diventano bulli spesso sono caratterizzati da stili educativi troppo permissivi o coercitivi con regole spesso incoerenti e non strutturate e nelle quali l’aggressività può essere già sperimentata tra le mura familiari come violenza fisica, verbale o psicologica.

Quali conseguenze subisce la vittima dal punto di vista psicologico?
E’ importante come riconoscere una vittima per genitori ed insegnanti, che devono individuarne i fattori scatenanti: allontanarsi dalla scuola, mal di testa, mal di pancia e umore basso sono dei segnali. Anche non avere contatti con i coetanei lo è. Tutto ciò può associarsi a comportamenti aggressivi. Le conseguenze sono varie. L’autostima diventa carente e ciò può portare addirittura al suicidio nella peggiore delle ipotesi o comunque ad atti di aggressività.

Qual è lo stato di salute del territorio sul fronte bullismo e davanti a quali casi si è trovata personalmente?
A livello nazionale il fenomeno è diffuso nel 53% dei ragazzi dai 7 ai 16 anni. Riguardo a Pontassieve in terapia arrivano più vittime che bulli. Ho riscontato un aumento della paura degli adolescenti ad andare a giro per la presenza di bande di ragazzini che mettono in pratica comportamenti pericolosi.

Quali gli interventi di prevenzione di scuola e genitori?
In entrambi i casi il problema non è da loro sottovalutato, ma manca il luogo e il tempo per ascoltare i giovani e le loro necessità. Spesso i ragazzi parlano di mancanza di interessi e stimoli nel quotidiano. A livello di scuola bisogna recuperare credibilità. La scuola infatti deve essere uno spazio per tutti, in cui le regole vengono rispettate, ma dove c’è anche spazio per parlare delle fragilità. Sarebbe importante che i professori siano preparati a riconoscere i sintomi del bullismo, ovviamente aiutati da persone qualificate. Per i genitori è importante che trovino il tempo per ascoltare i propri figli.

Il fenomeno del cyberbullismo
Il bullismo sul web e sui social prende il nome di cyberbullismo. I social e le varie applicazioni amplificano il fenomeno permettendo di esporsi in maniera anonima. Sono tendenze ormai molto presenti e vanno gestite. Lavorare sugli adolescenti è tardi. Bisogna agire quando i bambini sono piccoli sui temi del rispetto degli altri e sulle proprie emozioni. Ai genitori non serve il controllo costante del telefono dei figli, piuttosto parlare con loro e confrontarsi.

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Redazione

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