Stoccaggio di cassonetti smontati senza autorizzazione a Pianvallico: i Carabinieri Forestali denunciano Alia

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I Carabinieri Forestali di Borgo San Lorenzo hanno denunciato Alia per aver stoccato e trattato rifiuti senza autorizzazione a Pianvallico, nel Comune di Scarperia e San Piero. E’ stata posta sotto sequestro l’area con 108 cassonetti smontati.
Con l’introduzione della raccolta porta a porta, Alia aveva dovuto ritirare nelle scorse settimane i cassonetti e ha provveduto di iniziativa al loro trattamento prima dello smaltimento/recupero.
I militari hanno ritenuto che fosse posta in essere un’attività di gestione di rifiuti speciali non pericolosi, su viabilità pubblica comunale, consistente nello stoccaggio e nel trattamento di rifiuti, preliminarmente alla fase di smaltimento/recupero, in assenza di autorizzazione.
I Carabinieri hanno proceduto al sequestro dell’area su cui erano stoccati i rifiuti (n. 108 cassonetti in materiale plastico smontati e n. 90 telai metallici di supporto dei cassonetti).

Di seguito il comunicato integrale dei Carabinieri Forestali:
“Militari della Stazione Carabinieri forestale di Borgo San Lorenzo (FI) si accorgevano, in comune di Scarperia e San Piero (FI) località Pianvallico, durante lo svolgimento di un altro servizio, che i cassonetti della raccolta dei RSU, ritirati nei mesi scorsi da ALIA Servizi Ambientali Spa, per il passaggio alla raccolta “porta a porta”, e depositati nella predetta località, erano stati oggetto di trattamento. In particolare notavano la presenza di due cumuli costituiti da cassonetti metallici che avevano subito una riduzione volumetrica e di numerosi cassonetti di materiale plastico che erano stati smontati, separando il materiale plastico da quello metallico, operazioni propedeutiche all’avvio a recupero/smaltimento dei rifiuti. L’attività e lo stoccaggio avveniva su viabilità pubblica comunale (strada senza sfondo) di libero accesso, sul posto non vi erano né barriere né segnali stradali che impedissero il libero accesso, inoltre non vi erano cartelli di cantiere. Successivamente la pattuglia tornava nella predetta località dove constatava che erano in corso le operazioni di carico su autocarri dei cassonetti metallici oggetto di riduzione volumetrica. In particolare un autocarro dotato di braccio meccanico stava caricando i cassonetti metallici nel proprio cassone e nel cassone di un altro mezzo.
I conducenti riferivano che stavano procedendo al carico dei rifiuti prodotti da ALIA Servizi Ambientali Spa e che li avrebbero conferiti all’impianto di Siena, come rifiuti di ferro e acciaio.
Si appurava che i “pacchi” erano costituiti ciascuno da due cassonetti pressati e che sui predetti mezzi erano stati caricati una settantina di pacchi e che altri erano ancora da caricare. Inoltre veniva accertato la presenza di più di cento cassonetti in materiale plastico (polietilene) smontati e novanta telai metallici, derivanti dallo smontaggio dei cassonetti in materiale plastico.
Veniva contattato un referente legale di ALIA Servizi Ambientali Spa, il quale riferiva che l’attività posta in essere non richiedeva nessun tipo di autorizzazione ai sensi del Testo Unico Ambientale, ritenendo dunque l’attività di riduzione volumetrica consentita.
I militari invece hanno ritenuto che fosse posta in essere un’attività di gestione di rifiuti speciali non pericolosi, su viabilità pubblica comunale, consistente nello stoccaggio e nel trattamento di rifiuti, preliminarmente alla fase di smaltimento/recupero, in assenza di autorizzazione. Al momento dell’accertamento, acconsentivano a completare il carico dei ”pacchi/presse” e a conferire i predetti rifiuti all’impianto di destinazione.
I militari procedevano al sequestro dell’area su cui erano stoccati i rifiuti (n. 108 cassonetti in materiale plastico smontati e n. 90 telai metallici di supporto dei cassonetti).
L’attività posta in essere da Alia rientra tra quelle oggetto di prescrizioni per la regolarizzazione della situazione di illiceità, procedura di estinzione del reato, ai sensi del Testo Unico Ambientale, d.lg. 152/2006 in quanto la condotta illecita non ha cagionato un “pericolo concreto e attuale di danno alle risorse ambientali”.

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Redazione

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