DL Sicurezza, Omoboni: “Senza Sprar migranti in strada”. Marini: “Sia rispettata la Costituzione”

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Le discussioni e le polemiche attorno al DL Sicurezza arrivano anche in Mugello e in Valdisieve. A prendere posizione sono Paolo Omoboni, sindaco di Borgo San Lorenzo, e Monica Marini, primo cittadino di Pontassieve.
Ecco quanto ha scritto su FB Omoboni:
“Cari amici e concittadini,
chi amministra ha il dovere di dire le cose come stanno perché nella vita politica la cosa peggiore è non prendere posizione. E mi interessa, più della guerra di parole che va da “buonisti” a “risorse”, parlarvi della situazione reale del fenomeno migratorio che ogni Sindaco ha vissuto, e che abbiamo gestito, con serietà e senza urlare all’invasione, perché in Mugello 400 migranti arrivati nel 2015, oggi sono 200, su 64.000 abitanti, non possono essere definiti un’invasione.
Le sigle mi sono sempre state antipatiche, ma se si vuol provare a spiegare cosa è successo dobbiamo parlare di Centri di accoglienza Straordinaria (CAS) e del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) .
La gran parte dell’accoglienza è stata gestita dalle Prefetture tramite i CAS (ad oggi, circa 120 persone in Mugello) con soggetti privati che partecipano alle gare d’appalto senza nessun coinvolgimento dei Comuni, con il risultato di concentrare queste strutture dove i prezzi degli affitti sono più bassi. E nel Mugello ne abbiamo avuto la riprova. I richiedenti asilo ospitati nei Cas, aspettano, tra esiti di una Commissione, ricorsi e contro ricorsi, di sapere se hanno diritto a restare in Italia spesso fino a 2 anni, talvolta più a lungo. Persone che vivono quindi in un limbo di dipendenza e immobilità. Il sistema dei CAS sui territori è stato un fallimento, non ha prodotto integrazione. Per questo abbiamo chiesto e ottenuto una riduzione delle presenze nei CAS, passate da 168 nel 2016 alle 48 di oggi nel nostro comune.
Il modello che invece ha dimostrato di funzionare nei nostri territori è proprio il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), che lavora grazie ai fondi messi a disposizione del Fondo Nazionale per le Politiche ed i Servizi dell’Asilo.
I fondi dello SPRAR sono fondi ministeriali dedicati a questa attività, non appartengono ai Comuni, e non possono essere destinati ad altro. Gli enti locali fanno una gara pubblica a cui tutti gli interessati possono partecipare. Tutto viene rendicontato e costantemente monitorato. In questo sistema nei primi sei mesi si svolgono attività importanti per l’ integrazione (italiano, orientamento alla cittadinanza, ai servizi, alla formazione e al lavoro) e nei sei mesi successivi vengono avviati corsi di formazione o tirocini, con lo scopo dell’autonomia lavorativa e non solo.
E’ un sistema che ha dimostrato nel tempo di funzionare come modello di integrazione, lo ha dimostrato con numeri e dati reali. E non facciamo confusione sul tema delle risorse che spendiamo: il Comune di Borgo San Lorenzo destina ogni anno 1 milione di euro di fondi propri per i servizi socio-sanitari dedicati ai bisognosi e i fragili.
Ed ecco che il Decreto Sicurezza, diventato Legge, colpisce oggi proprio lo SPRAR, il sistema che funziona. Già, perché degli attuali 78 ospiti dei Centri SPRAR in Mugello, circa la metà secondo il nuovo Decreto Sicurezza perderanno i requisiti e si troveranno in mezzo alla strada.
Qualche settimana fa ci siamo incontrati con le associazioni che gestiscono i centri SPRAR. La situazione non è semplice: le persone vengono espulse, senza avere strumenti per una vita autonoma, dalle strutture, non dal paese. Con quale strategia reale? Rimpatriamo tutti? Sarebbe una politica di destra, che non condivido né eticamente né politicamente, ma che si rivela senza una logica dal momento che tutti sappiamo che rimpatriare non è fattibile: costa troppo.
Quindi che si fa? Si cacciano le persone dalle stutture, con il risultato di aumentare le persone irregolari e provocare un collasso della sicurezza nei territori. È chiaro cosa comporta tutto questo? Problemi reali, sociali e di sicurezza per i comuni, per i sindaci e per i cittadini, sacrificati sull’altare della propaganda nazionale, che si dovranno accollare i pesanti costi sociali di questa operazione.
E quando ci troveremo persone, uomini, donne e bambini, cacciati per legge in mezzo ad una strada, cosa dovremo fare? Io non ho giurato sulla Bibbia in mondovisione, né fatto mostra di rosari. Ho giurato sulla Costituzione. Ma anche Papa Francesco ha detto che “non sono sostenibili i discorsi politici che tendono ad accusare i migranti di tutti i mali e a privare i poveri della speranza”.
Sono un uomo prima che un Sindaco.
Non lasceremo nessuno in mezzo ad una strada.
Qualunque sia il colore della pelle”.

Anche Monica Marini, Presidente dell’Unione di Comuni del Valdarno e della Valdisieve e Sindaco di Pontassieve, unitamente ai colleghi Sindaci di Reggello, Pelago, Rufina, Londa e San Godenzo, esprime la loro posizione: “Nel giorno dell’insediamento come Sindaci abbiamo giurato sulla Costituzione della Repubblica, che all’articolo 10 indica senza possibilità di equivoco che ogni straniero che non goda, nel suo paese d’origine, degli stessi diritti e libertà minime garantiti dalla nostra Carta, ha diritto di asilo nel nostro paese.
L’articolo 10 è forse uno dei più belli della nostra Costituzione, parla di libertà ed inclusione, di accoglienza, valori che sgorgano luminosi dalla rinascita nazionale della Resistenza. Nel garantire ad ogni cittadino del mondo un livello minimo di diritti e sicurezza, la Costituzione dovrebbe fare dell’Italia un faro di civiltà ed un porto sicuro per chiunque non viva sicuro nel proprio paese d’origine. Purtroppo, invece, pare che la storia non ci trovi adeguati alle responsabilità lasciateci da nostri padri. La recente involuzione securista, cavalcando percezioni errate per motivi di mera campagna elettorale, va a limitare il livello di apertura ed inclusività della Repubblica eliminando diritti storicamente presenti nell’ordinamento e, vista l’impossibilità di applicare rimpatri nella maggior parte dei casi, a creare disagio umano e sociale a livello locale, nonché situazioni di illegalità diffusa. Non ultimo, a gravare sui Comuni, ogni anno sempre più abbandonati a se stessi a livello finanziario e gestionale. Come primi cittadini abbiamo il compito di garantire la degna esistenza di ogni residente nel territorio dei nostri comuni, e per questo ci faremo trovare pronti di fronte ad ogni scenario. Fermo restando che crediamo nelle istituzioni democratiche, nel ruolo del Parlamento e degli organi di garanzia costituzionale, unici veri arbitri in merito al giudizio di costituzionalità sul Decreto 113, ci esprimiamo politicamente in modo nettamente contrario ad ogni limitazione o mala interpretazione del dettato costituzionale ed alla negazione dell’accoglienza – e quindi di qualsivoglia progetto di integrazione e inclusione – per le molte persone che non rientreranno nelle poche fattispecie contemplate dalla nuova legge”.

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Redazione

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